Thin.I sacrifici talvolta portano a risultati.
Quando sono rientrata al lavoro, uno dei ragazzi del deposito, con un sorriso che gli andava da un orecchio all'altro, mi disse:
«You look well. I see you fat.»
Ti trovo bene, ti vedo ingrassata.
Confusa dalla frase e nella speranza che la pronuncia inglese dell'africano non fosse proprio quella che avevo interpretato io ho chiesto conferma.
«Fat?»
Fat. Fat. Fat.
Ma cristo...

Avevo capito proprio bene, eppure avevo perso un chilo e mezzo.
Ieri ho avuto la mia rivincita.
Oreste mi si avvicina e mi chiede:
«Abbiamo deciso di ricominciare a mangiare?»
Lì per lì, ho temuto che confermasse l'impressione avuta dall'altro.
«No!», replico con veemenza e convinzione.
Eccheccazzo, giusto ieri sono tornata ad entrare in una taglia 40.
«Dovresti. Sei dimagrita troppo.»
Affatto. Peso ancora un chilo e trecento grammi in più dello scorso anno.
La dieta, però, sta funzionando.
Postato alle 13:11 di domenica, 05 luglio 2009


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C'è chi odia i lunedì, chi i mercoledì, a me i venerdì si trascinano infiniti....
Che giornata di merda.
Postato alle 12:51 di venerdì, 03 luglio 2009


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Oggi sono di buon umore.
Tutto questo non è dato solo dal fatto che è il mio giorno di riposo, né dal fatto che domani sera uscirò.
La bilancia mi ha sorriso!
Ci sono stati dei cambiamenti nella mia vita privata che mi stanno portando non pochi vantaggi. Il calo del peso è uno.
Mentuccia.E siccome sono malata per la bilancia, non è cosa da poco.
Fra l'altro ho finito tutto l'alcol che avevo in casa e l'altro ieri sono uscita incolume dalla corsia degli alcolici dell'Auchan.
La bottiglia del Tullamore era lì, mi sorrideva e chiamava ed io l'ho lasciata sullo scaffale.
Un buon passo avanti per non andare a dormire stordita e non trovarmi fastidiose centinaia di grammi in più la mattina dopo.
Fra l'altro, niente alcol, niente sigarette di troppo.
Sì, sono fiera, orgogliosa e soddisfatta di me stessa.
Mi sento libera e leggera.
Ho riscoperto il piacere di fare il turno serale. Mi alzo quando voglio la mattina, arrivo con comodo in negozio, torno a casa in quindici minuti perché la strada è sgombra. Ammetto, però, che con il buio e l'influenza di Urban Legend, adesso tendo sempre a guardare se sul sedile posteriore ci sia qualcuno prima di salire a bordo.
Piccola nota sgradevole: mi si è bloccato il portellone posteriore della Peugeot. Sarà un problema quando e se andrò a fare la spesa, quella seria....
Nota gradevole di compensazione: la mentuccia ha fatto i fiori.
Significherà pur qualcosa.
Postato alle 14:21 di giovedì, 02 luglio 2009


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Ebbene sì, sono depressa.
A parte un paio di profonde delusioni cagionate da persone a me vicine, il rientro al lavoro è stato drammatico.
Ok, tornare a lavorare non è mai facile, lo è di meno se ci trovi dei profondi sconvolgimenti.
Brunino è stato mandato a casa ed oltre al profondo dispiacere che questa assenza provoca, vi è il grosso disagio di avere una persona in meno, i turni completamente sconvolti, ore ed ore di straordinario per tappare il buco.
È stata scritta una lettera, firmata da ognuno di noi, al suo riguardo. Temo però che non potrà essere presa in considerazione.
La crisi mondiale porta anche a questo ed il mercato del lavoro in Italia è sempre più difficile. Chi ci rimette ovviamente sono sempre i precari.
In più, da domani Oreste non sarà più il nostro responsabile e, anche se nutro stima nel suo successore, già corrono voci di eventuali promozioni che hanno troppo il sapore di favoritismo. Sicché, anche per quest'anno, posso vedere sfumata la possibilità di un aumento dell'orario base, di una vita più dignitosa e tutte le conseguenze del caso.
Ormai ho già compiuto i trentasette anni, me ne mancano solo tre ai quaranta ed ho l'impressione che la mia vita vada sgretolandosi piano piano senza possibilità di salvezza.
In tutto questo, al di fuori della condizione lavorativa ed economica, i miei hanno comprato un iMac nuovo, con telecamera incorporata. D'accordo, ci ho messo un ora e quarantacinque minuti al telefono per fargli installare msn e skype, ma alla fine, quando ho potuto vedere mio padre al di là dello schermo, è stata davvero una soddisfazione.
Postato alle 11:32 di martedì, 30 giugno 2009


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castello NapoliCome già preannunciato nel post precedente, sabato scorso siamo stati a Napoli. Sorvolando sulla mia superstizione, una recondita reminiscenza degli anni vissuti ad Arco Felice in Pozzuoli, ho finto di ignorare il giorno nefasto fin quando il Socio, al quale ripeto sempre che prima di uscire di casa qualcuno gli abbia riempito l'ano di peperoncino, ha saltato l'uscita sull'autostrada a causa dell'eccessiva velocità. Non soddisfatto dell'errore appena compiuto, ha deciso di replicare al casello successivo, mancando quella del telepass.
- Non importa, - dice lui. - Adesso ci facciamo scattare il telepass dall'omino del casello. -
Butto un'occhiata alla barriera automatizzata, di quelle che non hanno bisogno di casellanti, mi giro e gli chiedo - Quale omino? -
Il tizio dinanzi a noi stava inserendo le monete del pedaggio nella cassetta automatica.
L'attimo di panico e la retromarcia in autostrada hanno fatto sì che persino la Puzza-Gemella richiedesse un tiro dalla mia sigaretta.
sanitàNapoli è una città eccezionale, io lo dico sempre. Ha delle particolarità che nessun'altra può offrire, specie se la vivi da automobilista. C'è ancora gente che sulle due ruote gira senza casco, anche se due lunghezze dietro viaggia una pantera della polizia. Fermi al semaforo puoi ammirare intere famiglie in numero di quattro su scooter: figlio più piccolo davanti, padre, figlio maggiore, madre, tutti sullo stesso sellino, rigorosamente con i capelli al vento. Inoltre, se sei imbottigliato nel traffico risalendo la china nei pressi degli eterni lavori per la costruzione della metropolitana (giuro, lo scorso anno erano tali e quali), puoi ammirare gentil signore in Cinquecento (modello nuovo) con specchietto richiuso fermarsi proprio all'imbocco della strettoia per chiacchierare con coppie di amici che passano per caso a piedi nello stesso punto, per raccontarsi i programmi della serata. Il mio mito, comunque, rimane il tipo che, in salita su una strada dove entravano due macchine per fila, è sceso lasciando i restanti a strombazzare di clacson, per entrare indifferente in una rosticceria, con la propria vettura e fidanzata annessa in mezzo alla via.
D'altronde, Napoli è la città con i palazzi così alti da confondere il TomTom del Socio che s'incazza e lo vuole lanciare fuori dal finestrino. È quella che se imbocchi un vicolo non sai mai dove finisce il senso unico, ma ti arriva una macchina dall'altro lato lo stesso, è quella dei balconcini e dei mille panni colorati stesi sui fili, quella dove ancora trovi il pavé, dove Via Caracciolo ti porta a Mergellina ed Il Socio scambia il porticciolo turistico con quello centrale dove partono i traghetti per le isole maggiori. È quella che se ti fermi ad un chiosco a comprare una pannocchia, la tipa ti si rivolge in un inglese partenopeo.
- No, guarda, siamo italiane. -
piazza del plebiscitoÈ quella di Zio Totonno e Ciro a Mergellina, quella della vista mozzafiato di Posillipo. La stessa che in piazza ha una pizzeria che ti spenna, ma se giri l'angolo e hai il coraggio di inoltrarti fra le vie secondarie spendi poco e mangi da dio.
In effetti, stavolta siamo stati fortunati, ma avendo avuto l'occhio più grande della pancia, il resto della mia pizza è finito in un cartone che si è fatto duecento chilometri ed era buona anche il giorno dopo scaldata al microonde.
Napoli è anche il mercatino serale sul lungomare, due colpi di fucile starato e vinci l'orsetto e tre mazzi di carte napoletane. È la fantastica sciarpetta bianca e celeste che mi ha regalato il Socio. È Piazza del Plebiscito, trovata miracolosamente dal TomTom fra un vicolo e l'altro che ti si apre davanti all'improvviso come una San Pietro ma senza quel rompiballe del papa.
Ma è anche il Vommero e la Sanità di GiGGi D'Alessio e il Pallonetto di Santa Lucia di Massimo Ranieri
Napule è Napule. E c'aveva raGGione Mario Merola, quando se ne andò in America.
"N'a cartuline appriesso ti a purtà."

 
Postato alle 02:05 di martedì, 16 giugno 2009


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Ogni tanto passo di qua, il che è alquanto ironico visto che il blog è mio.
Apro la pagina, guardo l'espressione di Robin e per un istante mi sembra di avere avuto un incubo e che lei sia ancora qui. Il dolore non passerà mai, forse si affievolirà, ed ogni tanto mi sbaglio e chiamo Billie con il suo nome.
Il punto è che è stato comunque difficile ricominciare (o andare avanti) e scrivere dopo un simile evento mi riusciva impossibile.
Dirvi che sono tornata? Chi lo sa. Devo riprenderci un po' la mano.

È un mese che la Puzza-Gemella è qui. Passerà l'estate da me, poi a fine settembre ce ne andremo a Wicklow ed al rientro, tornerà a Milano.
Questo se la situazione non cambia. Già, perché nel frattempo fervono i preparativi per l'apertura del terzo negozio IKEA a Milano ed è probabile che più di qualcuno dagli altri due si sposterà in quello nuovo. Se così sarà e si apriranno delle posizioni, rimetterò ogni mio avere nei cartoni e si darà via al mio (ho perso il conto) trasloco. Sulla carta è tutto pianificato: affitteremo un camioncino, il Socio guiderà quello e noi gli andremo dietro con la Peugeot ed i gatti.
Un tempo non l'avrei mai detto, ma quest'angolo di Setteville mi mancherà, come sentirò la mancanza di questa casa ed il suo terrazzino, di Luigi, Federica e Patrick e di Sorin, il vicino rumeno.
Il lavoro procede una favola, visto e considerato che sono in ferie dal 5 e che rientrerò il 23. Una manna dal cielo che mi è servita a staccare la spina ed a riposarmi finalmente un poco. Ogni tanto si esce, qualche volta si guarda un film in casa con il Socio, per il resto le giornate sono decise sul momento.
Oggi, per esempio, dopo nove mesi sono andata a prendermi il passaggio di proprietà ed il foglio del PRA della Peugeot. Domani, se la pigrizia non mi assalirà, tenterò anche di portarla a lavare. Poi ci sono da vedere le pasticche dei freni e ricaricare l'aria condizionata.
Sabato scorso abbiamo fatto quella che può definirsi una gita fuori porta.
L'idea originale era quella di portare la Gemella a vedere il lago di Bracciano, sicché abbiamo cominciato da Anguillara. Siamo stati fortunati perché abbiamo trovato il mercatino, anche se il portafogli non è stato dello stesso avviso. C'è da dire, però, che il Socio ci ha regalato una scena indimenticabile. Passando davanti ad una bancarella di quelle che vendono perle colorate da utilizzare al posto dell'acqua, allunga una mano per infilarla dentro un vaso che le conteneva. Un momento dopo, mentre noi frugavamo fra dvd a tre euro l'uno, il tizio della bancarella precedente redarguisce una bambina, invitandola a non toccare per non rovinarne l'equilibrio.
- Hai sentito? - lo riprendo io a mia volta - Non si toccano le palline. -
- Eh, ma io so come toccarle! -
L'istinto sarebbe stato quello di condividere questa sua somma conoscenza anche con il proprietario del banchetto. In uno sprazzo di infinità bontà ed affetto, lo abbiamo sollevato.
La seconda tappa sul lago è stata Trevignano. Ormai si avvicinava l'ora di cena, il sole stava scendendo sul lago e si era alzato un fottuto vento da costringerci a tirar su le felpe che ci eravamo preventivamente portate dietro. Il paesino non è cambiato per nulla, la passeggiata è stata piacevole e l'acqua era così mossa da infrangersi sugli scogli ed arrischiare di schizzare chi camminasse sulla passeggiata.
trevignanoLa terza tappa, ovviamente, è stata Bracciano alta. Qui Il Socio ci ha deliziate con un tour delle caserme rimebrando a se stesso ed a noi i tempi trascorsi in quel luogo durante il suo servizio militare. Non nego di aver avuto un ghigno malefico quando una di queste era così in degrado da stringere il cuore ai nostalgici. Abbiamo cenato in un Guinness Pub (l'unico in paese) che d'irlandese ha solo la Guinness, per l'appunto.
Non soddisfatti ed ancora intrepidi, ci siamo spostati a Viterbo, sicché la Gemella ha potuto vedere la facciata della chiesa di Santa Rosa, la santa della marmellata. Qui, l'unico Guinness pub che conoscevo, è diventato una pizzeria. Peccato, perché un altro posacenere di terracotta me lo sarei portato via volentieri. Abbiamo optato per una enoteca, all'interno della città, dove abbiamo elargito lezioni di whiskey al proprietario, per scoprire solo alla fine che era in possesso di una bottiglia di Jack Daniel's, nascosta fin troppo dietro a cherry, gin e rhum.
Ancora in possesso di un briciolo di forza e volontà, la cascius-mobile si è diretta verso il mare, rientrando nei confini laziali, fino ad arrivare alla costa di Civitavecchia. Per fortuna, il Guinness pub che conoscevo lì, l'Anchor's Inn, esiste ancora ed era ancora aperto. Ma avevano finito i whiskey irlandesi, costringendomi a bere un Maccallan 11 anni. Un affronto.
Inutile dire che a fine serata il mio portafogli fosse stato depredato di ogni suo avere e che per i successivi tre giorni, cioè fino ad oggi, non si è messo il naso fuori se non per comprare le sigarette.
Sabato prossimo, però, sarà la volta di Napoli.
Nel frattempo, visto che mancano esattamente dieci giorni al mio compleanno e visto che ormai secondo i miei la fase "doloreperchéRobinnonc'èpiù" è passata, mio padre mi ha annunciato che sarà qui a Roma quattro giorni circa, dei quali uno e qualche ora con me per festeggiare insieme. Mia madre, invece, si è chiusa in un profondo ed offeso silenzio da quando l'avevo chiamata per ricevere nuove sugli esami medici di papà ed era partita a raccontare dall'inizio della carriera del medico in questione. Speriamo che resti offesa ancora un po'.
Sono stata prolissa?
Ve lo avevo detto, dovevo riprenderci la mano.
Postato alle 23:22 di mercoledì, 10 giugno 2009


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È difficile metabolizzare il dolore, anche quando sei in costante attesa di esso.
Robin è morta venerdì scorso, avvolta nel plaid in pile rosso dell'Ikea che le avevo regalato per Natale anni fa.
È stato terribile ma più per me, visto che lei stava entrando già in coma dalla mattina, non vedeva più quanto le stesse accadendo attorno. Quando è cominciata la crisi ho chiamato subito Rosanna, la veterinaria, e durante quel breve e difficile momento mi rassicurava e mi ripeteva in continuazione di starle vicino e di accarezzarla. Ha smesso di respirare ma il suo corpo continuava a tossire fino a quando non si è mossa più.
In quel momento ho preso coscienza di averla persa per sempre.
E se da un lato so che è stato meglio così, che la quantità di tumori che le si erano formati addosso si sarebbero ulcerati a breve rendendo più difficile gli interventi di medicazione, dall'altra una parte di me grida perché se non si fosse mai ammalata avrebbe continuato a saltarmi in braccio ancora per anni.
È stata forte, Robin e nonostante tutto fino alla fine non si è arresa. È stata la malattia a consumarla ed a stroncarla.
Giovedì sera, magra ormai da fare impressione, con uno sputo di forza, è passata dal letto alle mie gambe, per acciambellarsi su di me per l'ultima volta.
Non si dimenticano quindici anni e mezzo di fusa, di coccole, di lei che si sedeva vicino alla ciotola per farmi capire quando dovevo riempirgliela, di palline rumorose che lanciava e rincorreva, di sveglie alle sei del mattino leccandomi la faccia perché era l'unico modo di farmi alzare, di arrampicate ed accucciate sopra le mie spalle, di bacini dati allungando il muso verso la mia faccia.
Ho passato buona parte della mia vita dandole priorità su tutto, soprattutto dopo che, nel 2001, le è stato diagnosticato il cancro.
Mi sono presa cura di lei, l'ho viziata più di quanto non lo fosse già: coccole, regali, gourmet e pesce bianco dell'oceano.
Dormiva con me ed aveva una posizione di privilegio rispetto a tutti. Avevamo imparato a trovare compromessi sulla posizione e se io mi giravo dall'altro lato, in contemporanea, lei mi scavalcava la pancia per andarsi ad acciambellare sul nuovo verso.
Aveva i suoi pelouche preferiti, il posto migliore al sole sul balcone, la postazione di controllo sullo sgabello mentre cucinavo e c'era sempre un pezzettino di carne o pesce in più per lei rispetto agli altri due.
Non ricordo chi, tempo fa, mi disse "Tu hai tre gatti, ma parli sempre di Robin".
Perché lei era la mia Principessa, la mia Bambolina, la mia Puzzina.
Perché non me ne frega nulla del genere umano e quando uno dei miei ex mi chiese se dalla fantomatica torre avessi dovuto scegliere fra lui e Robin, io risposi che avrei gettato giù lui.
Perché Lei con me ci stava da dieci anni almeno e lui era l'ultimo arrivato e certi privilegi vanno conquistati.
Perché Lei un torto non me lo aveva mai fatto e restituiva tanto amore quanto riceveva.
In questi mesi di travaglio, ho pensato spesso alla favola di Adamo ed Eva, volta a giustificare l'esistenza della sofferenza sugli umani. Come si chiamava l'Eva dei Gatti? O dei Cani? O di qualsiasi altro animale?
Ho messo il corpo di Robin in una scatolina di cartone che mi ha dato il Socio ed è stato lui ad accompagnarmi dai veterinari per consegnarglielo per la cremazione. Mai e poi mai mi sarei aspettata da loro i caldi abbracci ed i baci che mi hanno dato quando sono state concluse le pratiche. Sono due persone straordinarie e si meritano il mio affetto e la mia stima. È gente che fa il loro lavoro con amore. Non c'è stata volta nella quale, ad ogni visita o cambio di medicazione, Rosanna non abbia dato un bacino a Robin sulla testa. E lui la chiamava "stellina".
Non c'è stata persona che non l'abbia conosciuta e non se ne sia innamorata.
Era una gatta speciale in tutto e per tutto.
Rosanna disse una volta che doveva essere una reincarnazione. Un piccolo angelo latte e miele che ho avuto la fortuna di trovare.
Mi ha insegnato tantissimo.
E di lei mi mancherà tutto, dal suo russare la notte ai suoi miagolii quando andava in calore nonostante l'età.
E non posso fare a meno di ringraziare di nuovo la Puzza-Gemella per aver sopportato gli scleri, l'insostituibile Socio per esser venuto qui a qualsiasi ora per aiutarmi a cambiare le medicazioni, Saverio che ha un gatto pure lui, Brunino che mi ha chiesto costantemente come stesse, Giorgia ed il suo Falcao, Silvia che sta vivendo la stessa tragedia con Virgola, Oreste (che è il mio responsabile al lavoro!) per essersi offerto di correre qui in qualsiasi momento ne avessi avuto necessità.
Oggi gli ho detto quanti anni avrebbe avuto ad agosto.
"Minchia, una sorella!"
No, lei era la mia Bimba.
E come disse Re Theoden "I genitori non dovrebbero mai vedere seppellire i propri figli."
Mi mancherai, Puzzola. Il vuoto che hai lasciato non potrà mai essere colmato da nessun altro.
E la mia vita ha perso buona parte del proprio senso.

Robin
Postato alle 23:28 di domenica, 10 maggio 2009


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puzza&me3Robin dormicchia sulle mie gambe russando ogni tanto.
È un sabato grigio e lungo. Stasera lavorerò fino alle 21 e già so che non mi passerà mai.
Siamo scampate al venerdi 17. Lunedì mi ha fatto prendere uno spavento immenso perché mi è collassata in braccio mentre stavo per cambiarle la medicazione. Oramai siamo agli sgoccioli ed ogni giorno potrebbe essere l'ultimo, anche se lei continua a non arrendersi. Le metastasi sono dappertutto e le stanno intossicando il sangue.
Ieri le ho cucito un nuovo pigiamino. Serve ad impedirle di leccarsi e togliersi il cerotto.
È curioso come nel dolore ogni tanto si riescano ad avere sprazzi di lucidità. Devo trovare quanto prima una scatola dove metterla quando avverrà. L'idea del sacco della spazzatura mi fa venire i brividi.
Grazie ad Oreste, a Giorgia, a Marzietta per gli abbracci che mi hanno dato quando gliel'ho detto, per le parole di comprensione che solo chi ha un animale e lo ama come o più di un umano riesce a dire ed a capire.
Grazie a Silvia per i suoi sms di preoccupazione che la fanno sentire presente e partecipe. Perché lei ha Virgola e può comprendere.
Grazie al Socio che ogni sera è qui per aiutarmi a cambiarla.
Avrei voluto che mi squillasse il cellulare, da una persona che sento sempre meno ma che in questi momenti c'era sempre stata. Forse si è scordato di noi.
Vorrei che la Gemella fosse qui, ma in questo momento di spese l'aereo proprio non possiamo permettercelo nemmeno dividendo per tre.
E sì, avrei voluto non vivere mai quest'incubo.
Postato alle 10:59 di sabato, 18 aprile 2009


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Robin.Qualcuno si è arreso, qualcuno continua a chiedermi perché non scrivo più qui e resta comunque in attesa di un post. Forse proprio perché i toni di questo blog sono sempre stati autoironici e, talvolta, sarcastici che mi riesce difficile buttare giù qualcosa sul genere riguardo la situazione che sto vivendo ormai da un paio di mesi.
In realtà il tutto è ricominciato a gennaio, quando dopo appena due settimane dall'operazione, sul pancino di Robin è comparso un nuovo bozzo. Da allora ogni giorno è stato un peggioramento continuo. I bozzi sono aumentati, si sono ingrossati a vista d'occhio ed alcuni si sono addirittura ulcerati. Quindi non me ne abbiate a male se evito di descrivere giornate tutte uguali, dove ogni mattina che mi sveglio con lei di fianco è un giorno in più di vita, dove non avrei mai creduto di trovarmi a combattere personalmente con ferite aperte, io che mi voltavo dall'altra parte se si trattava di farle togliere i punti, io che ormai odoro di euclorina e miele. Purtroppo non c'è più molto da fare, un'ennesima operazione è impossibile da farsi e mentre le va a male il pancino io la osservo vivere i suoi ultimi giorni o settimane impotente, con la terribile attesa che dimostri di stare male anche dentro per acconsentire ad addormentarla e perderla per sempre.
E con lei se ne andrà uno dei pezzi più belli della mia vita e la creaturina che ho forse amato più di tutti al mondo.
È tutto difficile adesso.
Ecco perché non sto più con voi.
Sto solo godendomi gli ultimi istanti con lei.
Postato alle 23:00 di venerdì, 10 aprile 2009


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Nei pensieri che affollano la notte avevo anche pensato di mettere in stand-by il blog, oltre che me stessa.
Ho troppe cose che mi tengono impegnata e finché non le avrò risolte (quelle che una risoluzione ce l'hanno) non avrò molta voglia di scrivere qui.
O di scrivere in generale.
Tutto qui.
Giusto per avvisare i fortuiti passanti.
Buon weekend a voi.
Postato alle 10:50 di sabato, 07 marzo 2009


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Me

Qualcuno potrebbe definirmi indefessa. Io mi ritengo solo fessa.






Tranquilli, il template è momentaneo. Quello precedente era uscito di moda.

Love

Le fusa dei miei Gatti.
Un Socio InsostituiBBile.
Il bagno caldo. L'odore del caffè. Le giornate di sole e quelle grigie. Il peperoncino. Wicklow Town e l'Irlanda. Gli occhi azzurri.

Il Cielo su Torino.
Torino

Indiscutibilmente Lui.
Elijah

Hate

Ingrassare.
I vigliacchi, gli ipocriti ed i bugiardi.
La falsità delle Apparenze.
Le parole usate a sproposito.
Le parole non dette.
I molesti.
Gli idioti.
I peperoni.
Gli yorkshire.
La musica nei Blog.

Music

Whitin Temptation.
Tarja Turunen.
Nightwish.
30 Second To Mars.
SubsOnica.
GiGGi D'Alessio.
Opeth.
(e perché no?, pure i) Maroon 5.

Film

Il Signore degli Anelli.
Il Corvo.
Green Street Hooligans.
The Oxford Murders - Teorema per un delitto.
Un amore, una vita, una svolta (The Bumblebee flies anyway).
L'innocenza del diavolo.
Ogni cosa è illuminata.
The Faculty.
Tempesta di ghiaccio (The Ice Storm).
Se mi lasci ti cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind).
Il Corvo 2 - City of Angels.
Tutto quello che voglio (Try seventeen - All I want).
Genitori cercasi.
Amore per sempre.
Il Grande Volo (Radio Flyer).
Oliver Twist.
The War.
Bobby.
40 giorni e 40 notti.
Sin City.
Paris Je T'aime.
Slevin - Patto Criminale.
Final Destination (I - II - III).
Come d'incanto.

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